Permangono forti disuguaglianze regionali rispetto obiettivi di sviluppo sostenibile, nonostante l’impatto positivo che ha avuto il PNRR, è quanto emerge dall’ultimo rapporto ASviS sull’impatto del PNRR
sullo sviluppo sostenibile dell’Italia e dei suoi territori.

Gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza non sono distribuiti in modo uniforme tra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, né tra i territori italiani. È questa la fotografia che emerge dall’analisi condotta da ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che ha mappato con precisione dove vanno i fondi e quanto contribuiscono realmente a colmare le distanze dagli obiettivi fissati a livello internazionale per il 2030.

Su circa 115 miliardi di investimenti PNRR localizzabili su singole regioni o province autonome – che salgono a 145 considerando anche le altre forme di cofinanziamento – la quota maggiore, circa il 25% dei fondi, è stata destinata all’energia (SDG7), con 28 miliardi di euro. Seguono l’innovazione, le infrastrutture e il sistema produttivo (SDG9) con il 20% dei fondi, e le città sostenibili (SDG11) con il 14%. Salute e istruzione assorbono ciascuno circa l’11% delle risorse previste.

Praticamente assenti, invece, gli investimenti su parità di genere, disuguaglianze, vita sott’acqua e partnership per gli obiettivi. Un’omissione che, secondo ASviS, rischia di lasciare scoperte alcune delle sfide più urgenti del Paese.

La spesa pro-capite

Guardando la spesa per abitante, emergono differenze che raccontano scelte politiche ben precise. A livello nazionale, la spesa pro-capite più alta riguarda l’innovazione (197 euro), seguita da città sostenibili (141 euro) e istruzione (139 euro). Agli ultimi posti si trovano i sistemi idrici, l’economia circolare, l’energia e il lavoro, con valori che oscillano tra 45 e 50 euro.

Le singole regioni presentano però un quadro molto frammentato.

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La Liguria, con i grandi investimenti ferroviari, registra una spesa pro-capite per l’innovazione di oltre 1.250 euro, mentre la Valle d’Aosta si ferma a 1 euro per lo stesso obiettivo. Il Molise si distingue per i valori più alti in istruzione (265 euro) e povertà (236 euro), la Basilicata per l’economia circolare (132 euro). Nel Nord, invece, per obiettivi come povertà, salute, istruzione e consumo responsabile gli investimenti risultano sistematicamente sotto la media nazionale.

Tra le misure più emblematiche figura quella contro il fenomeno dei senzatetto, che punta a eliminarlo entro il 2030 attraverso i progetti Housing First e le cosiddette “stazioni di posta”. A livello nazionale, il PNRR copre il 26% del percorso necessario, lasciando un residuo del 74%. Basilicata, Molise, Abruzzo e Valle d’Aosta sono le regioni che si avvicinano maggiormente all’obiettivo grazie ai fondi europei, superando il 50% del percorso. Lazio, Provincia Autonoma di Bolzano e Calabria restano invece sotto il 20%, con una distanza ancora enorme da colmare.

Sanità di prossimità

Sul fronte della salute, il piano di costruzione delle Case della Comunità (1.038 previste entro il 2026, con un parametro ottimale di una ogni 50mila abitanti) mostra risultati positivi in molte regioni del Centro-Nord. Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana erano già oltre il 50% dell’obiettivo prima del PNRR, e ora dovrebbero raggiungere il traguardo. Meno rosea la situazione per Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Lazio e Abruzzo, che a fine percorso avranno ancora da realizzare almeno il 50% delle strutture previste.

Ancora più critica la situazione per gli Ospedali della Comunità (307 da attivare): in 14 regioni su 21 oltre il 50% delle strutture necessarie dovrà ancora essere realizzato al termine del PNRR. Per Valle d’Aosta, Province Autonome di Trento e Bolzano, Umbria e Lazio, il piano garantirà al massimo il 20% del fabbisogno.

Istruzione

In materia di istruzione, il PNRR dimostra un impatto significativo, soprattutto al Sud.

Riguardo alla riduzione dell’abbandono scolastico (obiettivo: meno del 9% di uscite precoci entro il 2030), tredici regioni dovrebbero raggiungere il traguardo grazie ai finanziamenti europei. La situazione rimane però critica in Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Provincia Autonoma di Bolzano, dove al termine degli interventi PNRR resterà ancora oltre il 50% del cammino da percorrere.

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Per quanto riguarda i nuovi posti nei servizi educativi per la prima infanzia (obiettivo: 33% di copertura per i bambini 0-2 anni), il centro-nord aveva già raggiunto il target nel 2021. Il PNRR ha consentito di avvicinarsi all’obiettivo anche nel Mezzogiorno, con l’eccezione di Campania e Sicilia, che presentano ancora una distanza, seppur limitata, dall’obiettivo.

Più complessa la situazione sugli alloggi universitari.

L’Italia partiva nel 2021 da una dotazione del 2,2% a fronte di un obiettivo del 18% (media UE): nonostante il contributo del PNRR, la media nazionale resta lontana dal traguardo, con un residuo del 70%.

Il quadro d’insieme

L’analisi aggregata su 11 obiettivi quantitativi restituisce un dato di sintesi importante: gli investimenti attivati hanno contribuito in modo significativo ad avvicinare i territori agli obiettivi dell’Agenda 2030, ma non sempre in modo proporzionale al gap di partenza. Alcune regioni, come Abruzzo, Molise e Calabria nel Mezzogiorno, Marche nel Centro, Piemonte e Veneto nel Nord, mostrano un contributo PNRR particolarmente incisivo e una distanza residua inferiore alla media nazionale. Altre, invece, come Liguria, Valle d’Aosta, Campania e la Provincia Autonoma di Bolzano, combinano un contributo PNRR sotto la media con una distanza dagli obiettivi ancora elevata.

Un segnale importante, secondo ASviS, è che le tradizionali divisioni Nord-Sud non bastano più a spiegare le differenze. La qualità dell’impatto dipende sempre più da scelte territoriali specifiche, dalla capacità di spesa delle amministrazioni locali e dalla coerenza tra gli investimenti attivati e i bisogni reali delle comunità.

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